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Alla Milano-Sanremo del 1910 ne classificarono quattro, su sessantatré

Pioggia, grandine, poi neve sul Turchino: Eugène Christophe vinse in 12 ore e 24 minuti, con più di un’ora sul secondo classificato, e finì in ospedale.

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Foto in bianco e nero: un corridore con folti baffi, berretto e maglione chiaro con il numero sulla schiena, seduto in sella a una bicicletta da corsa ferma lungo un marciapiede, davanti a un muro di pietra.
Eugène Christophe alla Parigi-Roubaix del 19 aprile 1908, due anni prima della sua Milano-Sanremo. Foto: Agence Rol, pubblico dominio, via Wikimedia Commons

Alla Milano-Sanremo del 1910 partirono in sessantatré e ne classificarono quattro. Il primo, Eugène Christophe, ci mise dodici ore e ventiquattro minuti; il secondo classificato arrivò un’ora e un minuto dopo di lui, il quarto più di due ore dopo. Nel 2026, il 21 marzo, Tadej Pogačar ha battuto Tom Pidcock, arrivato con lo stesso tempo, e dei 175 partiti ne sono arrivati 168.

Pioggia, grandine, neve

Si partì da Milano alle sei del mattino del 3 aprile, per 289,3 km. Pioveva; a Tortona la pioggia diventò grandine, e sul Turchino neve: sul passo ce n’erano 20-25 cm01. Qualcuno, saputo della neve, tornò a casa subito.

Davanti c’era Cyrille Van Hauwaert, belga, il vincitore del 1908. A Ovada aveva tre minuti; a Masone in corsa ne restavano una trentina, che il Turchino lo salirono in parte a piedi. Octave Lapize si ritirò per il freddo prima della cima. Van Hauwaert scollinò per primo dopo cinque ore di corsa, con Christophe a una decina di minuti. In discesa cadde, si rifugiò in una casa e, una volta al caldo, non volle più ripartire.

I pantaloni nella catena

Christophe, francese, 25 anni, in fondo alla discesa era quasi congelato. Si fermò al caldo in un piccolo albergo per 25-30 minuti; si fece dare vestiti asciutti e un paio di pantaloni lunghi, e ripartì. Prima di Savona riprese Luigi Ganna, il vincitore dell’anno prima, e Pierino Albini. A Savona aveva quindici minuti su Ganna, e si fermò di nuovo: per mangiare, e per tagliare i pantaloni, che gli si erano impigliati nella catena.

Arrivò a Sanremo da solo, dopo 12h24′02. La leggenda vuole che fosse convinto di aver sbagliato strada. Lo portarono in ospedale con le mani congelate: ci rimase tre o quattro settimane, e per tornare quello di prima gli servirono due anni.

Quattro nell’ordine d’arrivo

Dietro di lui arrivò Ganna, a 39 minuti e mezzo, ma fu squalificato per aver fatto un tratto in automobile. Piero Lampaggi fu squalificato per un tratto in treno, e Sante Goi arrivò a controllo chiuso. A Sanremo, per la Gazzetta, arrivarono in sette. Nell’ordine d’arrivo ne rimasero 4 su 6303: Christophe, Giovanni Cocchi a 1h01′, Giovanni Marchese a 1h17′ ed Enrico Sala a 2h06′.

19102026
PartenzaMilanoPavia
Chilometri289,3298
Partiti63175
Nell’ordine d’arrivo4168
Tempo del vincitore12h24′00″6h35′49″
Media del vincitore23,3 km/h45,2 km/h
Distacco del secondo1h01′s.t.
La Milano-Sanremo del 1910 e quella del 2026.

Christophe, che chiamavano Cri-Cri, sarebbe tornato nei libri per altre due storie. Al Tour del 1913, rotta la forcella nella discesa del Tourmalet, camminò per più di dieci chilometri fino a una forgia di Sainte-Marie-de-Campan e se la riparò da solo, come voleva il regolamento. Arrivò al traguardo con quasi quattro ore di ritardo, e la giuria gli diede anche dieci minuti di penalità, poi ridotti a tre, perché si era fatto aiutare da un ragazzo. Al Tour del 1919 indossò la prima maglia gialla; nella penultima tappa gli si ruppe di nuovo la forcella, e finì terzo.

Il suo tempo del 1910 è il secondo più lento nella storia della Sanremo: ci mise di più solo Gaetano Belloni nel 1917, 12h44′09″. Nel 2026 la media di Pogačar è stata quasi il doppio della sua.

Fonti

Scritto con l’aiuto di Mnemosyne.

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