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Storia · 1914

Al Giro del 1914 partirono in 81 e arrivarono a Milano in otto

Otto tappe da 395 km di media, chiodi sulla strada, un corridore ritrovato in un granaio e un vincitore confermato in tribunale: Alfonso Calzolari vinse con quasi due ore sul secondo.

· 3 MIN DI LETTURA

Al Giro d’Italia del 1914 partirono in 81 e arrivarono a Milano in otto. Fu il primo Giro con la classifica fatta sui tempi invece che sui punti, e l’ultimo prima della guerra: otto tappe, 3.162 km, in media 395 km a tappa. Cinque tappe su otto superavano i 400.

La notte di Cuneo

Si partì da Milano il 24 maggio, di notte, per Cuneo: 420 km con il Sestriere lungo la strada, dove passò per primo Angelo Gremo, che poi vinse la tappa. Poco dopo il via cominciò a piovere. Tre corridori furono squalificati per essersi fatti aiutare da un’automobile sulla salita del Sestriere, e dopo Cuneo in corsa ne restavano 3701: dopo un giorno il Giro aveva perso più di metà del gruppo. In una delle prime tappe qualcuno sparse chiodi sulla strada, con forature e ritiri, e gli organizzatori offrirono 1.000 lire a chi avesse trovato il colpevole.

Lucca-Roma, 430 chilometri

La terza tappa, il 28 maggio, andava da Lucca a Roma: 430 km02, la tappa più lunga mai corsa al Giro. Lauro Bordin rimase in fuga per circa 350 km; vinse Costante Girardengo.

La sesta, Bari-L’Aquila, era di 428 km, e il vincitore, Luigi Lucotti, ci mise più di 19 ore. Giuseppe Azzini, che aveva vinto le due tappe precedenti, quella sera non arrivò: sparì negli ultimi 20 o 30 chilometri, e lo ritrovarono il giorno dopo in un granaio, con la febbre. I giornali parlarono di broncopolmonite; il giornalista Paolo Facchinetti, molti anni dopo, ha pensato piuttosto a un abuso di stricnina. Il Giro, per lui, finì lì.

Tre ore di penalità

Sulla stessa tappa, sulla salita delle Svolte, alcuni corridori si fecero trainare da un’automobile per qualche centinaio di metri. La giuria ne ritenne colpevoli tre: Alfonso Calzolari, che all’Aquila tornò in testa alla classifica, Carlo Durando e Clemente Canepari. Calzolari negò. La giuria non li mandò però a casa, come aveva fatto con altri: diede a ciascuno tre ore di penalità. Calzolari ne aveva cinque di vantaggio, e gliene restarono due. L’Unione velocipedistica italiana ne chiese la squalifica e a Milano considerava vincitore Pierino Albini. La Gazzetta dello Sport, che organizzava il Giro, tenne il punto, e nel febbraio del 1915 il tribunale le diede ragione.

Calzolari vinse in 135h17′56″, a circa 23,4 km/h di media, la più bassa nella storia del Giro, con 1h55′26″03 su Albini e 2h04′23″ su Lucotti. Costante Girardengo, che aveva vinto la Lucca-Roma, a Milano non arrivò. L’ultimo degli otto, Umberto Ripamonti, arrivò con più di 17 ore di ritardo. Nella classifica Calzolari aveva poco più di 135 ore, comprese le tre di penalità: più di cinque giorni e mezzo. Ripamonti più di 152 ore e mezza, più di sei giorni interi nei quindici del Giro.

#CorridoreSquadraTempo
1Alfonso CalzolariStucchi135h17′56″
2Pierino AlbiniGlobo+1h55′26″ o +1h57′26″
3Luigi LucottiMaino+2h04′23″
4Clemente CanepariStucchi+3h01′12″
5Enrico Salaisolato+3h59′45″
6Carlo DurandoMaino+5h12′12″ o +5h12′22″
7Ottavio PratesiAlcyon+7h20′58″ o +9h21′47″
8Umberto Ripamontiaspirante+17h21′08″
Gli otto arrivati a Milano.
TappaGiornoPercorsokmVincitore
124 maggioMilano-Cuneo420Angelo Gremo
226 maggioCuneo-Lucca340,5Alfonso Calzolari
328 maggioLucca-Roma430Costante Girardengo
430 maggioRoma-Avellino365,4Giuseppe Azzini
51 giugnoAvellino-Bari328,7Giuseppe Azzini
63 giugnoBari-L’Aquila428Luigi Lucotti
75 giugnoL’Aquila-Lugo429,1Pierino Albini
87 giugnoLugo-Milano420,3Pierino Albini
Le otto tappe.

Nel 2026 il Giro è partito con 184 corridori e ne ha classificati 151, e Jonas Vingegaard l’ha vinto con 5′22″ su Felix Gall. Nel 1914 arrivò a Milano un corridore ogni dieci partiti, e il secondo in classifica finì a quasi due ore dal primo.

Fonti

Scritto con l’aiuto di Mnemosyne.

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